Articolo apparso su Estense.com del 15 luglio 2015 - Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti - sezione provinciale di Ferrara

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Articolo apparso su Estense.com del 15 luglio 2015

Le News > Anno 2015
"Non è una città per ciechi"

Il centro è costellato di cartelli mobili di divieto che costituiscono spesso inutili e pericolose barriere per l'accessibilità.
Cartelli stradali mobili di divieto di sosta o di fermata che diventano perenni, posizionati in mezzo ai marciapiedi del centro quando ci sono manifestazioni o quando c’è il mercato in piazza. E quando finiscono, anziché venir rimossi, i cartelli rimangono lì fino al prossimo momento utile, quando vengono posizionati in una diversa posizione.

Una comodità, forse, per gli operatori; fastidiose e anche pericolose barriere per i disabili che non riescono a passare oppure, quando le cose vanno proprio male, ci vanno addosso. “Ci sbatto spesso contro – denuncia Renzo Rimessi, responsabile mobilità dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti -. L’ultima volta sono caduto in uno di quelli ‘parcheggiati’ sul marciapiede di fronte all’Este Sport. Ci ho sbattuto contro spesso e l’anno scorso sono caduto. In largo Castello prosegue Rimessi – ho sbattuto contro un palo e mi sono fatto male ma non andato al pronto soccorso, anche se avrei potuto denunciare il Comune”.

Rimessi preferisce la denuncia pubblica, d’altronde l’accessibilità delle strade e dei marciapiedi cittadini è una questione pubblica che riguarda tutti. Per questo è nato anche il gruppo Facebook “Ferrara Accessibile” dove Rimessi e altri scrivono spesso facendo notare, con foto a corredo, le tante barriere presenti in città – cartelli stradali, ma anche bidoni della spazzatura o auto, moto e bici parcheggiate in ogni modo -, con lo scopo di “mobilitare l’Amministrazione comunale”.

Facebook non basta, ovviamente: “Come associazione Unione ciechi l’ho fatto presente al Comune, all’ufficio Benessere Ambientale”.

Abbiamo allora sentito il responsabile di quell’Ufficio che fa da tramite tra le segnalazioni dei disabili e l’Amministrazione chiama a rispondere, Fausto Bertoncelli, che ci spiega come dovrebbero andare le cose: “La normativa dice che i marciapiedi debbano essere liberi da ogni oggetto – afferma -. Se si mette un segnale questo va messo sempre nello stesso punto e all’estremità dove si trova il fabbricato o, comunque, il muro dell’edificio, il cordolo del marciapiede comunque deve essere libero”.

Questo perché è necessario che ci sia spazio sufficiente per passare per i disabili e, nel caso dei non vedenti e ipovedenti, il cordolo sia libero e riconoscibile dato che viene usato come punto di riferimento spostando da una parte all’altra il bastone.

Ma le cose non sembrano andare come dovrebbero, almeno con i tempi rapidissimi nei quali una simile problematica si dovrebbe e potrebbe affrontare. Basta farsi un giro in piazza: c’è una costellazione di cartelli semoventi presenti ormai da molto tempo e rispolverati alla bisogna e posizionati in punti sempre diversi. “Una delle soluzioni – spiega Bertoncelli – potrebbe essere quella usata nella zona dello Stadio, dove i cartelli sono fissi ma vengono oscurati quando non ci sono partite o manifestazioni”.

L’uso di questo sistema (o simili) – magari abbellito per il centro – sarebbe utile per ciechi e ipovendenti non solo perché si eliminerebbero ostacoli inutili, ma anche perché si preserverebbe la funzione di utilità pubblica dei divieti e al contempo si garantirebbe ai disabili di mantenere dei punti di riferimento lungo il cammino da memorizzare per i passaggi successivi.

Ma non è finita: se in questi ultimi tempi si parla tanto di liberare il listone dal mercato per preservare la bellezza di una piazza patrimonio Unesco, non si può fare a meno di notare la presenza, quanto meno singolare, dei cartelli mobili in corrispondenza di molti monumenti cittadini, anche nei giorni in cui è grande l’afflusso di turisti da ogni parte del mondo che, quando scattano le foto ricordo sono costretti spesso a immortalare anche gli antiestetici divieti che con il patrimonio Unesco hanno poco a che fare.
 
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